“IL LABIRINTO DI PORSENNA”
Questo nome indica le gallerie del percorso sotterraneo che la tradizione popolare ha per lungo tempo identificato con l’inestricabile labirinto del grandioso mausoleo di Porsenna, descritto da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia.
Una leggenda medievale, inoltre, narra che il sarcofago di Porsenna era custodito in un cocchio d’oro trainato da 12 cavalli tutti d’oro, vegliato da una chioccia e da 5000 pulcini... d’oro anch’essi. In realtà il Labirinto altro non è che un tratto dell’antico acquedotto sotterraneo etrusco, che si snoda sotto tutta la città.
Nei cunicoli, di differenti dimensioni e disposti su più livelli, sono visibili gli strati del sottosuolo, un’alternanza di arenaria e conglomerato di ciottoli, sfruttato dagli etruschi come filtro naturale. Il percorso conduce poi ad una grande cisterna etrusco-romana del I sec. a.C. a pianta circolare con due volte a botte ed un pilastro centrale. La struttura è realizzata in blocchi di travertino murati a secco. Le pareti rivestite di cocciopesto garantivano una perfetta tenuta dell’acqua.
Tramite una piccola scala a chiocciola si giunge alla base della torre campanaria, d’originaria funzione difensiva. Eretta nel XII secolo con materiale di recupero fu trasformata in campanile alla fine del cinquecento, mediante l’aggiunta della cella campanaria.
Dalla sommità della torre si gode di uno splendido panorama: i pittoreschi tetti del centro storico, la fortezza medievale, le torri “Beccati questo” e “Beccati quello”, i laghi di Chiusi, Montepulciano e Trasimeno, i Monti Amiata e Cetona, oltre che Città della Pieve, Cortona ed Orvieto.